IN BICICLETTA ATTORNO AL MEDITERRANEO - Il viaggio di Mattia Lazzarin tra solidarietà, passioni e volontariato

Nella mattinata dell’11 marzo le classi 2A TC, 3B TCS, 5A AFM, 5A TCA, 5B SIA e 5B TCS hanno partecipato al progetto d’istituto “Social Time”, durante il quale hanno ascoltato la storia del lungo viaggio intrapreso da Mattia Lazzarin. Un viaggio nato da una decisione radicale: lasciare il lavoro per dedicarsi a un progetto con una meta simbolica e spiritualeGerusalemme, unendo alla passione della fotografia quella per la bicicletta, il mezzo ideale che gli avrebbe permesso di muoversi lentamente ed entrare realmente in contatto con i luoghi attraversati.

È partito da Monselice, il suo paese d’origine, il 1° luglio 2023 ed è tornato a casa il 27 novembre. Come lui stesso racconta: «Il mio è stato un viaggio scelto liberamente e sono grato di essere partito da casa ed essere tornato da dove il mio viaggio ha avuto inizio, perché sono consapevole che per molte persone spostarsi significa scappare da guerre o povertà e non fare mai più ritorno al proprio paese».

Durante il percorso ha attraversato diversi Paesi e in luoghi come Grecia, Albania, Tunisia e Marocco molte persone lo hanno ospitato nelle loro case o gli hanno offerto del cibo, come pane o un pasto caldo. «La gente mi fermava per regalarmi un pezzo di pane o per invitarmi a mangiare», racconta.

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Nonostante questi gesti di accoglienza, il viaggio è stato anche una prova personale contro la solitudine. Ha sentito la mancanza di qualcuno con cui condividere pensieri ed emozioni, e nemmeno le telefonate con i familiari riuscivano a colmare completamente la loro assenza. Durante il racconto cita più volte la provvidenza come sua compagna di viaggio, capace di vegliare su di lui fino a modificare il suo destino: se fosse partito due settimane più tardi, quando era inizialmente previsto l’arrivo della sua bicicletta, si sarebbe trovato nel pieno dell’inizio della guerra a Gaza.

Il progetto però non si è trasformato solo in un obiettivo personale. Lazzarin si è chiesto: «Come posso trasformare questo viaggio in qualcosa di utile per gli altri?». La risposta è stata il volontariato: ha trascorso diverse settimane collaborando con associazioni attive nei campi profughi situati in varie aree del Mediterraneo, tra cui Corinto, la zona del Golfo Saronico, il Nord Africa e il confine tra Francia e Italia. Inoltre, prima della partenza aveva creato un link per una raccolta fondi destinata alle quattro associazioni visitate durante il viaggio, iniziativa che è tutt’ora attiva.

All’interno dei campi ha potuto osservare da vicino le condizioni di vita dei migranti: vivono in container tutti uguali, spesso senza attività quotidiane, in una situazione che Lazzarin ha definito «alienante». Molti migranti incontrati erano inizialmente diffidenti e avevano paura di essere riconosciuti sui social, per questo faticavano a raccontare la propria storia. Quando chiedeva se avessero ancora sogni o desideri per il futuro, molti rispondevano di aver smesso di averne. Le testimonianze ascoltate lo hanno colpito profondamente, soprattutto quelle raccolte a Ceuta, dove alcuni minorenni nei centri di accoglienza subivano violenze e venivano lasciati senza cibo. Lazzarin e altri volontari cercavano di aiutarli la sera, medicandoli e sostenendoli mentre tentavano di allontanarsi da quei luoghi. Anche molte donne incontrate durante il viaggio avevano subito violenze lungo il percorso migratorio. È stata quindi un’esperienza molto forte dal punto di vista emotivo ma anche fisico. Il viaggio si è svolto durante i mesi estivi e le alte temperature hanno reso difficili alcuni momenti. La sua vita è stata messa a rischio anche dal morso di un cane e dal passaggio tra Algeria e Marocco, una zona in cui sparano a vista.

Nonostante le difficoltà e gli imprevisti, Lazzarin è tornato a casa con una grande conquista personale e con numerosi insegnamenti che lo hanno fatto crescere interiormente. Ha deciso di documentare il viaggio attraverso foto e video, realizzando un reportage personale per testimoniare quanto visto lungo il percorso. Attraversando paesi, culture, religioni e tradizioni diverse, è arrivato a una riflessione che riassume il senso dell’intera esperienza: «Siamo tutti affacciati sullo stesso specchio d’acqua». Un mare che separa, ma che allo stesso tempo unisce storie, destini e speranze.

Linda Dainese e Marica Fioravanti, 5B TCS

Ultima revisione il 13-03-2026